Gran Tour del Matto: un giro solo per fuori di rotella

Panorama
Divertimento
Impegno fisico
Difficoltà tecnica
Media

Tra i tanti giri che leggo nella zona del Monviso e di Cuneo, questo coglie la mia attenzione con la promessa di una avventura epica.
I ragazzi di Cicloalpinismo.com ne parlano come una sfida, come un giro che segnerà il carattere di un biker, nonché le sue gambe, qualcosa che ti cambierà per sempre e così ho convinto Sergio che questo doveva essere il giro della nostra Vacanza.
Noi decidiamo di spezzare il giro in due giorni, un giro che in totale segna 2200m di ascesa, magari saremmo stati meno epici, ma sicuramente più felici.

Partiamo da Sant’Anna di Valdieri e percorriamo una piacevole asfaltata per circa 8km, arrivati in località Terme di Valdieri imbocchiamo quello che sarà l’unico tratto impegnativo della prima giornata. La strada che porta al Rifugio Valasco non è altro che una brecciata che mano mano che sale, diventa sempre più ostica e insidiosa. Per fortuna non è lunga e dopo 5km di equilibrio sui sassi smossi, ci possiamo rifocillare al rifugio con ottima birra e polenta. Il resto del pomeriggio lo passiamo rilassandoci in questa bellissima piana, proprio sotto i monti che ci attenderanno domani. Tutto sembra troppo bello, alla fine gli 800m di oggi sono stati una passeggiata e Sergio si lamenterà di non aver potuto far di più, si sentiva “epico”.

Ci svegliamo carichi e riposati per affrontare il meglio del giro, con Sergio che mi scalpita al fianco, oggi è una giornata limpida e blu ed alle 8:30 siamo in sella. La strada che percorriamo è una militare che porta dentro Valscura, è tenuta molto bene, ma le continue frane non aiutano certo a renderla scorrevole e appena usciti dal piano del Valasco ci fa penare non poco. Procediamo lentamente perché la strada ha pendenze impegnative su sassi smossi, il che non aiuta, fino ad arrivare in prossimità del lago inferiore di Valscura. Sappiamo che da qui finisce la parte più facile del giro.
Imbocchiamo il sentiero che si inerpica a destra deciso per addentrarsi in Valrossa e lasciamo ogni speranza di pedalare. Iniziamo un spintage comodo con bici al lato su per il sentiero.
Dopo numerosi zig zag arriviamo su un pianoro che prosegue ora pedalabile, vertigini permettendo, ed in leggera discesa. Difronte a noi si apre lo spettacolo della Valrossa sulla sinistra e del Monte Matto sulla destra. Come una sirena che ci canta di fantastiche imprese, noi seguiamo il percorso ipnotizzati dal paesaggio. La strada inizia a scendere decisa e con numerose curve, Sergio si esalta con i suoi nosepress ed è felice con un bimbo… io penso al dislivello perso.
Arrivati ad un laghetto di montagna la strada comincia a risalire leggermente e prosegue pedalabile, vertigini e gamba permettendo, addentrandosi sempre più nella valle, con il Monte Matto a farci da guardia. Arriviamo in breve ai laghi di inferiori di Valrossa, dove troviamo due ragazzi appena scesi dal Colle della Paur. Ci chiedono curiosi dove andiamo, al che indichiamo lo stesso punto da cui loro sono scesi. Certo che il nome “Paur” da loro appena pronunciato (e di cui non avevo memoria) è tutto un programma ed insieme al Matto, cominciano a far vacillare la mia convinzione di essere nel posto giusto. Loro si guardano e ci fanno un in bocca al lupo. Noi proseguiamo spingendo nuovamente le bici, sapendo che la parte più dura del giro è proprio dinnanzi e ripenso allo sguardo divertito dei due ragazzi. Difronte a noi lo spettacolo della valle è stupendo, rocce di fuoco che ci inghiottono: da una parte Rocca della Paur con tonalità fulve e dall’altra il Matto nero e argento contro il cielo blu.
Lasciati i laghi di Valrossa il portage è obbligatorio, ma a breve oltre ad essere faticoso diventa un esercizio di equilibrio. Cominciamo a saltare da una rocca ad un altra, cercando di non dare una bella culata a terra, ci rendiamo conto che per arrivare in cima al colle dobbiamo scalare una vecchia frana che ha lasciato a terra massi enormi. E’ come camminare sugli scogli, ma stavolta in salita e con la bici in spalla. Il sentiero diventa una serie di rocce segnate e a testa bassa proseguiamo in precario equilibrio, man mano arriviamo sempre più vicini al colle, le rocce diminuiscono per diventare un brecciolino insidiosissimo e ripido, dove ad ogni passo rischi di scivolare malamente. Ammetto un portage così non lo avevamo mai fatto. Facciamo 270m in un ora e mezza e quando arriviamo in cima siamo distrutti e provati, per la tensione accumulata.
Siamo in cima (ore 14:00), il panorama è incredibile, una fila interminabile di montagne forma l’orizzonte con il Monviso che si staglia deciso e imperiale tra loro, lasciandoci a bocca aperta. Sua maestà oggi ha deciso di farsi vedere bello come non lo abbiamo mai potuto ammirare. Ci rifocilliamo e finalmente indossiamo le protezioni per la discesa.

Ovviamente dal colle della Paur devi scendere almeno un 100m ancora a spinta e sempre su grossi massi franati, scendere è ancora più antipatico che salire, ma ormai ci abbiamo preso quasi gusto. I sassi magicamente lasciano il posto ad un sentiero formato da minute pietre, probabilmente un’altra militare ormai quasi scomparsa che scende pedalabile almeno per Sergio. Il sentiero non è mai facile, la discesa è tecnica con molte curve strette, sassi smossi e parti franate e al limite della percorribilità. Io scendo molto spesso, Sergio tenta manovre ardite. Il panorama è bellissimo e passiamo una serie di laghetti di montagna dai colori blu cobalto. Ogni tanto si risale su un colle spingendo la bici e si ridiscende, si sale e si ridiscende fino al lago Soprano della sella. Vediamo in lontananza il Rifugio Livio Bianco che però sembra molto lontano.
La discesa continua inesorabile mai troppo ripida, ma sempre molto smossa e parti franate, non concede nulla, non ti lascia tregua. Cerchiamo tagli su grossi pietroni dove godere per pochi secondi di un grip sicuro, ma alla fine devi tornare sul sentiero. Io perdo il ritmo o non ne acquisto mai uno, Sergio sembra una rompighiaccio in mezzo a grossi iceberg.
Arriviamo al Rifugio Livio Bianco alle 17:30 del pomeriggio dopo 9h di bici. Mangiamo qualcosa e ci prepariamo ad affrontare ancora 1000m di discesa, con tanti dubbi.
Per fortuna l’ultima parte risulta totalmente differente, la strada è più scorrevole, tante rocce e curve, ma si vede che è percorsa da gente a piedi e le condizioni sono migliori, finalmente anche io non sono più costretta a mettere il piede a terra di continuo e trovo il mio ritmo, ci divertiamo e ci rilassiamo, filiamo veloci in mezzo ad una miriade di camosci che con l’imbrunire escono a mangiare. In meno di un ora concludiamo gli ultimi 1000m con un sentiero che arriva proprio alla macchina.
Siamo stanchi morti, totalmente frullati dai sassi trovati che non ci hanno mai abbandonato per un secondo, ma anche pieni di panorami, di emozioni e contenti di aver portato a termine il giro… davvero un giro folle da fare almeno una volta, ben consapevoli di quello che ti aspetta.

Questo giro non è uno scherzo e penso che dividerlo sia stata una cosa molto saggia.

Distanza totale: 42.77 km
Altitudine massima: 2890 m
Altitudine minima: 920 m
Totale salita: 2275 m
Totale discesa: -2157 m
Tempo totale: 08:28:52
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